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- FOLLIA – PATRICK MCGRATH
Titolo originale: Asylum Autore: Patrick McGrath 1ª ed. originale: 1996 Genere: romanzo Trama: il libro è ambientato nell’Inghilterra del 1959 e narra le vicende di Stella e di Edgar . Lei è la moglie di Max, uno psichiatra che lavora nella clinica dove Edgar è un paziente in cura. Stella però è innamorata di Edgar e decide di assecondare i suoi sentimenti abbandonando la famiglia per fuggire insieme all’amato. L’uomo, lasciato senza cure, inizia a manifestare i primi deliri paranoidei , gli stessi che in passato lo portarono ad uccidere la moglie e dai quali Stella era stata messa in guardia dall’amico e psichiatra di Edgar, il Dott. Peter Cleave . Il romanzo è la narrazione dettagliata dello psichiatra Peter Cleave delle vicende amorose di Stella e di Edgar. Il narratore a tratti si confonde tra il personaggio Peter ed una presenza onnisciente che segue direttamente gli avvenimenti degli altri protagonisti del romanzo. Il libro rappresenta il resoconto dei colloqui condotti dallo psichiatra con Stella. Tuttavia, a volte entra in dettagli così sottili da mescolare il pensiero di Peter alla narrazione di un osservatore esterno. Quello che si palesa più chiaramente nel racconto è l’ ossessione del clinico per i propri pazienti e la necessità di averli costantemente sotto controllo. Lo scritto, fortemente connotato dai giudizi di Peter, consente solamente una parziale immedesimazione nei personaggi, i quali rimangono, più che persone, un oggetto di studio. I comportamenti di Stella e di Edgar sono portati a prova e conferma della loro incapacità di cavarsela da soli e della necessità di tenerli rinchiusi nell’ospedale psichiatrico dal quale sono fuggiti. Nella prima metà del XX secolo era largamente diffusa l’idea che le persone con disagi psichici dovessero rimanere separate dal resto della popolazione e che non potessero essere riabilitate. Fu intorno agli anni ’60, epoca nella quale è ambientato il romanzo, che si svilupparono in Occidente correnti di pensiero alternative. Il fenomeno della “deistituzionalizzazione” nacque da ideologie che consideravano le istituzioni come strutture di mantenimento dei problemi piuttosto che luoghi di cura. Il titolo dell’opera di McGrath somiglia, forse non casualmente, a quello di un importante saggio sui manicomi come istituzione totale che uscì nel 1961: “Asylums” di Erving Goffman. In questo scritto, l’autore mette in luce l’incapacità della struttura psichiatrica di garantire una cura agli assistiti poiché basata sul contenimento e controllo della persona come si fa con un animale in cattività. Allo stesso modo, Peter Cleave tenta di mantenere sotto la sua “guardia” i due pazienti Edgar e Stella senza avere un reale sguardo alla riabilitazione ed al reinserimento sociale dei due, di fatto mantenendo e aggravando il loro problema. «Se ci pensi, quand'è che cominciamo a fare delle distinzioni tra quel che è giusto e quel che è sbagliato? Quando qualcosa ci ferisce o minaccia di farlo».
- CANINO - IL MALE OLTRE LA SIEPE
Titolo: Canino Anno: 2020 Regia: Yorgos Lanthimos Tipologia: Drammatico Trama: una coppia tiene reclusi i propri figli in una villa. L’unica persona della famiglia a condurre una vita al di fuori della casa è il padre dei ragazzi. Affinché questi non si avventurino all’esterno viene intessuta una fitta rete di menzogne che comincia a cadere nel momento in cui viene introdotta nell’abitazione Christine, una persona esterna al nucleo e a contatto con la società. U n “mare” è una poltrona di pelle con braccioli di legno come quella che c'è in soggiorno. Esempio: “Non rimanere in piedi, siediti sul mare e chiacchiera un po' con me.” La pellicola di Lanthimos si apre con una voce fuori campo che legge la frase qui sopra riportata nella quale il “mare” diventa una “poltrona di pelle”. È il primo di una serie di espedienti che i due genitori protagonisti inventano per far sì che i figli non scoprano cosa esiste al di fuori della loro villa e vi si avventurino. Vocaboli e termini che fanno riferimento al mondo esterno vengono quindi ri-definiti dalla madre ed associati ad elementi interni alla casa. Gli oggetti di uso quotidiano, compresa l’acqua, vengono recuperati dal padre ma privati delle etichette onde evitare qualsiasi collegamento con “il fuori”; per lo stesso motivo la tecnologia non è impiegata o è celata, le canzoni straniere vengono tradotte diventando un inno alla vita in casa e così via. I genitori del film “Canino” sono profondamente preoccupati che i figli possano crescere nel modo “sbagliato” ed essere vittime di possibili catastrofi e per questo i ragazzi vengono isolati ed educati a rispettare il padre, il quale assume anche il ruolo di padrone/addestratore . Potreste aver fatto un parallelo tra l’addestramento del cane Rex che il padre vorrebbe portare all’interno della villa (si noti che l’animale è l’unico ad avere un nome proprio in tutta la pellicola) ed i ragazzi, i quali vengono educati attraverso un sistema di regole rigide, di premi e punizioni. Se paragoniamo il processo descritto dalla pellicola alla vita reale, quella rappresentata è l’estremizzazione di un fenomeno che possiamo ritrovare in numerose realtà familiari . I genitori che desiderano proteggere i propri figli dai pericoli del mondo esterno possono tentare di celarli. In passato si evitava in maniera massiva di esporre ai figli questioni legate alla sessualità, per esempio. Il tutto con conseguenze anche gravi (malattie, gravidanze indesiderate ecc.). Senza allontanarci troppo dal contesto odierno, attualmente sono pochi i genitori che se la sentono di spiegare ai propri figli il concetto di “morte” e che chiedono aiuto per informare i bambini di un lutto famigliare per la preoccupazione di poterli traumatizzare. Questo stesso tipo di pensiero, alla cui base c’è un bisogno di protezione e di riduzione dell’ansia genitoriale, è portato sullo schermo all'ennesima potenza da Lanthimos. Se in una realtà sana vi è un equilibrio tra accudimento genitoriale ed esplorazione dell’ambiente da parte dei figli , esistono realtà in cui questo non avviene e persone su cui l’iperprotezione o, viceversa, la trascuratezza genitoriale hanno causato notevoli disagi. APPROFONDIMENTO Un antico detto latino recita: “In medio stat virtus” o letteralmente, “la virtù sta nel mezzo.” Le conseguenze di un iper accudimento (spesso originate da vissuti d’ansia e preoccupazione eccessivi genitoriali) o della trascuratezza dei figli possono avere esiti molto gravi sulla vita di questi ultimi. La strada più consona da seguire è stata descritta dallo psicologo Bowlby il quale notò che , a diversi stili di comportamento dei genitori corrispondevano altrettanti stili di attaccamento nei bambini. Lo stile di attaccamento ottimale è quello sicuro, nel quale il bambino vede l’adulto come figura di riferimento ma riesce a separarsene per poter esplorare l’ambiente. Questo attaccamento deriva da un comportamento genitoriale autorevole , che fissa le regole (alcune in modo rigido, altre più flessibili) e permette al figlio di allontanarsi, sbagliare, cadere, per poi rielaborare l’accaduto, trasmettendogli fiducia nelle sue capacità. Nell'iper accudimento il genitore si sostituisce al figlio in tutto , gli cela ciò che potrebbe farlo soffrire non preparandolo di fatto a costruirsi un repertorio di competenze per gestire gli eventi stressanti della vita. L’esplorazione nel bambino, nel ragazzo e nell’adulto è infatti un modo per fare esperienza del mondo ed acquisire abilità di fronteggiamento delle difficoltà. Se la persona non fa esperienza non impara . Non sentendosi capace di agire e controllare ciò che gli succede o che potrebbe succedergli, vive forti stati d’ansia e si sente dipendente dall’altro . La conseguenza estrema di questo comportamento potrebbe essere l’evoluzione di un disturbo dipendente di personalità . Le spiego meglio. Una cane è come l’argilla e il nostro compito qui è cercare di plasmarlo. Un cane può essere molto vivace, può essere aggressivo o codardo oppure mansueto, servono tanto impegno pazienza e cura da parte nostra. Il suo, come ogni altro cane, si aspetta che noi gli insegniamo come comportarsi. Quello che dobbiamo fare ora è capire come vogliamo che il suo cane si comporti. Vogliamo solo una animale un amico o un compagno o vogliamo un cane da guardia che rispetti il suo padrone e che gli obbedisca ciecamente. Capisce?
- GHOST IN THE SHELL - CYBER CRISI D’IDENTITÀ
Titolo : Ghost in the Shell Anno : 1995 Regia : Mamoru Oshii Tipologia : Animazione/Sci-fi Trama : in una Tokyo del 2029 dove l’ingegneria genetica e la cibernetica dominano in tutti i settori dell’esistenza umana, una squadra speciale capitanata dal maggiore Motoko Kusanagi è impegnata nella caccia di un famoso hacker soprannominato “il Burattinaio” che sta seminando il panico tra le alte sfere del governo. Ghost in the Shell , così come altre opere della cinematografia fantascientifica (si pensi a Blade Runner, Matrix, al più recente Ex Machina), si configura come un’osservazione critica dell’umanità che si sviluppa attraverso il paragone con l’Intelligenza Artificiale. In un mondo altamente cibernetico, in cui è possibile hackerare ed impiantare falsi ricordi nelle menti delle persone attraverso finissimi software di calcolo, la domanda che pervade la pellicola, sebbene non venga mai esplicitamente posta, è “che differenza c’è tra la mia coscienza e quella di una macchina?” “Esperienze simulate e sogni; tutti i dati che ne derivano sono contemporaneamente reali e illusori. Comunque le informazioni che un essere umano ricava dalla vita reale ormai sono poca cosa.” Se è vero che il nostro cervello è strutturato in modo da registrare gli stimoli attraverso il sistema attentivo in modo unico, di derivarne un’esperienza dei fenomeni assolutamente distinta da quella di un’altra persona e recuperare le informazioni attraverso meccanismi di memoria , che cosa abbiamo noi esseri umani di unico e non replicabile? Se non per la precisione di un automa, cosa ci distingue da un sistema specializzato di circuiti? E se non c’è differenza, che valore aggiunto abbiamo? Una delle risposte viene fornita in maniera diretta dal Burattinaio , il quale si scopre essere una sorta di programma autogenerato attraverso i dati informatici condivisi dalle diverse reti e dotato di autoconsapevolezza: “Ebbene, io mi sono autodefinito come una forma di vita, ma allo stato attuale delle cose si tratta di una realizzazione incompleta. Ed è incompleta perché tra tutti i miei sofisticati processi ne mancano due fondamentali propri degli esseri viventi: quello di avere dei discendenti e quello di morire.” Oltre a sottolineare che la procreazione e la possibilità di morire sono due caratteristiche deficitarie di un software, il Burattinaio , definendosi forma di vita, sollecita anche una riflessione sull’impossibilità della scienza di definire che cosa significhi essere vivi/viventi in quanto non esiste ancora una definizione univoca ed operativa del termine “vita” . Nella stessa linea di ragionamento si potrebbero inserire alcune riflessioni del maggiore Kusanagi la quale si interroga sull’ impossibilità di distinguere con certezza tra la propria esistenza ed una simulazione: Kusanagi : E se in realtà io fossi già morta da tempo e l'attuale me stessa avesse una personalità simulata composta da un cyber brain e un corpo artificiale? Anzi, ti dirò di più: e se per caso il mio Io non fosse mai esistito fin dall'inizio? Bato: Dentro la tua testa di titanio c'è un cervello, se non sbaglio. E poi mi pare che tu venga trattata come un essere umano normale. Kusanagi: Non esiste persona al mondo che abbia visto il proprio cervello. Dopotutto possiamo stabilire che esiste qualcosa di simile all'Io sulla base di ciò che ci circonda. Bato: Mi stai dicendo che non credi all'esistenza del tuo ghost? Kusanagi : E se un cyber brain potesse produrre un ghost e fosse in grado di introdurvi il soffio dell'anima? In questo caso, sulla base di cosa potremmo fidarci di noi stessi? In quest’ultimo scambio emerge quindi anche la tematica dell’ identità , la quale si esprime e delinea attraverso il confronto con l’altro andando a sovrapporsi al concetto di individualità. Allo stesso modo e a più riprese, il Ghost ed il concetto di Anima paiono intrecciarsi e confondersi suggerendo la possibilità che vi sia un’altra caratteristica distintiva dell’umano: la spiritualità. APPROFONDIMENTO Attenzione, memoria, coscienza ed identità sono costrutti altamente interconnessi nella scienza. L’uomo non può registrare tutte le informazioni che gli provengono dall’esterno: per questioni di risparmio energetico e risorse limitate, seleziona solo alcuni stimoli detti “salienti” in quanto considerati funzionali alla sua sopravvivenza (la presenza di stimoli in movimento, di altri esseri umani, l’espressione del volto). Le informazioni che vengono filtrate dal nostro sistema attentivo (che a sua volta si avvale delle nostre funzioni sensoriali), passano in memoria ma non tutte rimangono in quella a lungo termine. Solo le esperienze che hanno una certa salienza emotiva per noi, che vengono ricordate nel tempo e quindi, in un certo senso, ripetute, vanno a costituire la nostra memoria autobiografica. I ricordi, la consapevolezza che ne abbiamo, e la coscienza di questi processi, insieme al confronto con gli altri significativi vanno a costituire il nostro senso di identità . CURIOSITÀ Secondo alcuni l’essere umano usa sono una bassa percentuale del proprio cervello. Questa informazione ha registrato un discreto successo tanto che si è arrivati a sviluppare programmi di potenziamento a pagamento e lungometraggi che trattano questa tematica ( Limitless ne è un esempio). Le neuroscienze smentiscono questa idea e sottolineano quanto sarebbe dispendioso ed inutile per il nostro organismo dover mantenere a livello metabolico un cervello che funziona a minimo regime. “Così come sono tanti i pezzi necessari perché un essere umano resti tale, occorrono sorprendentemente molti elementi perché ognuno di noi continui a rimanere se stesso. Un viso che ci distingue dagli estranei, una voce cui non prestiamo attenzioni, due mani da guardare al risveglio, i ricordi dell'infanzia, i presentimenti del futuro. E non solo, c'è anche il vasto universo delle informazioni e delle reti cui ha accesso il mio cyber brain. Tutto questo definisce l'Io e genera l'autocoscienza individuale in cui ognuno si riconosce. E contemporaneamente confina l'Io in uno spazio sempre più limitato.”
- DEPRESSIONE MAGGIORE: sintomi, cause e cura.
Melancholia - Lars Von Trier SINTOMI La depressione unipolare è una condizione diversa dalla tristezza o dalla demoralizzazione che è naturale provare in determinati momenti della vita. Per ricevere una diagnosi di depressione devono essere presenti contemporaneamente almeno 5 dei seguenti sintomi per almeno 2 settimane . 1. Tristezza , abbattimento, per la maggior parte del giorno quasi ogni giorno. 2. Perdita di interesse e piacere nello svolgere la maggior parte delle attività. 3. Senso di vuoto e di inutilità; senso di colpa eccessivo. 4. Difficoltà di concentrazione ed indecisione; difficoltà a pensare in maniera lucida. 5. Disturbi del sonno. 6. Disturbi dell’appetito. 7. Agitazione ed irrequietezza e/o lentezza nel fare le cose. 8. Mancanza di energie. 9. Pensieri ricorrenti di morte, suicidari. Uno dei primi due punti deve essere presente. L’insieme dei sintomi ostacola la persona nella maggior parte delle sue attività, lavorative e non ed arriva a comprometterne anche le relazioni. Non devono essere presenti condizioni mediche come un esordio di demenza. L’assunzione di sostanze stupefacenti può inoltre portare a stati depressivi che sono conseguenza dell’abuso della sostanza. In questo caso, non si fa diagnosi di depressione ma si tratta la dipendenza. CAUSE La depressione ha origini da fattori genetici, biologici e psicosociali. 1. Fattori genetici : la genetica sembra avere un ruolo importante nel manifestarsi della depressione. I parenti di primo grado di persone depresse hanno un rischio da 2 a 3 volte maggiore di svilupparla. Questo non significa che i figli di genitori depressi avranno sicuramente la depressione. 2. Fattori biologici : alcune sostanze chimiche presenti nel cervello e che permettono ai neuroni di comunicare tra loro sono presenti in minori quantità, in particolare la noradrenalina e la serotonina. 3. Fattori psicosociali : persone che hanno subito numerosi eventi stressanti (lutti, separazioni, conflitti, malattie, perdita del lavoro ecc.) hanno un forte impatto sulla vita delle persone. In quelle che ereditano una vulnerabilità biologica alla depressione, possono far sì che la depressione si manifesti. TRATTAMENTO Il trattamento può includere sia interventi farmacologici che di psicoterapia. Farmaci : i farmaci impiegati nel trattamento della depressione sono antidepressivi che hanno effetti dopo 2 - 5 settimane dalla prima assunzione. Psicoterapia : le due psicoterapie con più evidenze di efficacia per il trattamento della depressione sono la psicoterapia cognitiva e comportamentale e la terapia interpersonale. Mediamente, un trattamento si articola in 15-20 sedute della durata di un’ora per circa 25 settimane. BIBLIOGRAFIA Leveni, Michielin, Piacentini, (2018). Superare la depressione . Erickson.
- ANOMALISA – QUANDO QUELLO CHE C’È FUORI NON È MAI ABBASTANZA
Titolo : Anomalisa Anno : 2015 Regia : Charlie Kaufman e Duke Johnson Tipologia : Animazione Trama : Michael Stone si reca a Cicinnati per tenere un convegno sulla gestione di un servizio clienti. Nell’albergo dove alloggia conosce Lisa, una donna dalla quale è attratto perché gli sembra diversa da tutti gli altri, unica. Anomalisa è un film girato interamente in stop-motion . Girare in stop-motion significa che per ogni singolo fotogramma del film c’è stata una persona che ha mosso di qualche millimetro delle bambole. Ad iniziare dalla scelta della regia quindi, si può cominciare a fare qualche ipotesi su cosa ci si possa aspettare dalla pellicola e sul suo significato. Quando si parla dell’ordinario, l’opzione più probabile legata ad una scelta di produzione tanto complessa può essere solo una: la magnificenza della tecnica al servizio di una trama inconsistente. Il problema è che il Rasoio di Occam non si applica alle persone che esulano dalla norma : la probabilità è a sfavore del genio e Kaufman è uno di loro. Nel suo caso quindi, la tecnica scelta è uno degli strumenti che il regista mette a disposizione del pubblico affinché questi comprenda meglio il suo messaggio . Proiettando la storia di una serie di marionette, Kaufman crea distacco tra il personaggio del film e lo spettatore ; il pubblico non riuscirà ad entrare in empatia con il protagonista. Allo stesso modo, l’assenza di contatto è presente tra il personaggio principale del film (Michael), sè stesso, e ciò che lo circonda, comprese le persone che lo amano. Michael è un uomo isolato “nella” e “fuori dalla” pellicola . Ha una famiglia e degli amici ma per lui sono tutti uguali, hanno lo stesso volto ed hanno tutti una voce maschile. La forza di questo distacco tra sé e il mondo esterno si nota in maniera prepotente quando in una scena del film, acquista per il figlio minorenne una sex doll rotta all’interno di un sexy shop, regalo poco adeguato all’età e deludente per il bambino. Questa ed altre delle vicende narrate nel lungometraggio evidenziano l’incapacità dell’uomo di mettersi nei panni dell’altro e di intuire che cosa sia più opportuno fare e che cosa no in una determinata situazione . In assenza del contatto con le proprie emozioni, i propri pensieri e sensazioni, Michael trova quindi come espediente per uscire dalla monotonia quello di affidarsi ad una Anomalia . Lisa è l’unica donna di cui sente la voce, è femminile ed i suoi connotati si distinguono da quelli di tutti gli altri, in particolare per la presenza di una cicatrice sul volto. L’anomalia per Michael è una persona che esula dalla norma , è Anomalisa. In lei ripone tutte le sue speranze di uscire dalla sua situazione di disagio perché è percepita come diversa da tutti gli altri. Lisa è priva di difetti ai suoi occhi, è speciale . Dopo poco tempo però, anche lei inizia ad assumere i connotati e la voce che caratterizza il resto del mondo e perde la sua funzione di fuga dalla realtà crudele in cui vive il protagonista. Questo lo riporta alla scialba vita di sempre. Cade la maschera, il velo di Maya è strappato . APPROFONDIMENTO Il problema per una persona con scarso insight è capire che la percezione della monotonia del lavoro, degli affetti e delle routine non ha origine al di fuori di sé ma dentro al proprio Io, in come quell’Io percepisce le cose . Ciò che succede e che ci capita nella vita non è di per sé monotono, triste, divertente ecc. Siamo noi a dargli una determinata connotazione . Lo stesso evento, per una persona potrebbe essere felice e per un’altra triste . Si pensi ad esempio a come si possono vivere le festività: per alcuni può essere un momento per ritrovarsi insieme ad amici e familiari e divertirsi, per altri può essere un periodo di malinconia perché al tavolo manca qualcuno di importante. Spesso, quando tutto ciò che c’è al di fuori di noi ci rende insoddisfatti , quando quello che abbiamo non è mai abbastanza o al pari delle aspettative, non è perché non ci sia effettivamente qualcosa di cui godere nella vita o dal quale trarre piacere ; spesso, l’insoddisfazione è frutto di circoli viziosi di pensiero o bias cognitivi che non ci permettono di vivere pienamente ciò che abbiamo rendendoci eternamente inappagati. Uno di questi meccanismi potrebbe essere un tipo di pensiero TUTTO O NULLA secondo cui “se la vita non ha determinate caratteristiche, allora non è degna di essere vissuta”. È un pensiero generalizzato e totalizzante che vuole che le nostre esperienze debbano essere SEMPRE e SOLO positive , che le persone debbano avere SOLO qualità che ci piacciono e che ci facciano stare bene e così via. Nella realtà dei fatti è molto probabile fare qualche esperienza negativa (affrontare un lutto è quasi inevitabile, ad esempio) o sopportare qualche frustrazione per raggiungere degli obiettivi (per imparare a fare qualcosa è necessario prima applicarsi); nonostante ciò, la vita può comunque riservarci qualcosa di gratificante . Allo stesso modo, le persone che ci circondano hanno modi di fare che ci piacciono ed altri che sopportiamo con più difficoltà, non per questo sono TUTTE da buttare. Concentrarsi su un’analisi più razionale della propria vita permette di godersi sia i momenti felici che quelli di difficoltà, senza farsi bloccare da visioni estremamente idealizzate di come dovrebbero andare le cose e svalutando ciò che ci accade nel quotidiano. CURIOSITÀ L ’Hotel nel quale alloggia il protagonista del film si chiama Fregoli , forse un rimando alla Sindrome di Fregoli . Michael: “ Guardate cosa c’è di speciale in ogni individuo. Focalizzatevi su questo. ”
- MELANCHOLIA - QUANDO PENSI CHE UN MONDO TI CROLLI ADDOSSO
Kristen Dunst in Melancholia (2011) Titolo: Melancholia Anno: 2011 Regia: Lars Von Trier Tipologia: Drammatico Trama: Justine e Claire sono due sorelle molto diverse tra loro che si ritrovano ad affrontare la medesima catastrofe: un pianeta si sta avvicinando pericolosamente alla Terra minacciandone la distruzione. Il film inizia svelando subito come andrà a finire: la Terra sarà distrutta dalla collisione con il pianeta Melancholia. Proprio come uno dei pensieri tipici della persona che soffre di depressione, Lars Von Trier ci regala un pensiero catastrofico fin dall’inizio: “Non c’è più niente da fare” . Nonostante questa consapevolezza dello spettatore, il regista riesce a fargli assaporare ogni singolo passo verso il senso di impotenza e l’ accettazione degli eventi. I rimandi alla depressione contenuti nell’opera sono numerosissimi. Justine , protagonista del primo capitolo del lungometraggio, ne soffre e viene accudita da Claire, la sorella maggiore. Il cibo per lei è tutto amaro, fatica a muoversi come se fosse trascinata a terra da una forza soprannaturale. Ofelia , personaggio dell’opera di Shakespeare che dispera per l’abbandono da parte dell’amato e la morte del padre, è citata esplicitamente attraverso la locandina stessa e chiari rimandi all’interno di scene del film. Melancholia è un riferimento al termine “melancolia” , usato in passato per definire un insieme di sintomi paragonabili a quelli depressivi. Oltre ad essere il titolo del film è anche il nome del pianeta che sta per abbattersi sulla Terra e che è in procinto di distruggere ogni forma di vita (e di speranza) impattando con forza contro di loro . Tra le due sorelle Justine è quella che sembra essere più preparata all’inevitabile e che, ad un passo dalla fine, rassicura il nipote. A differenza degli altri adulti della famiglia, accetta la situazione con una serenità d’animo che non è apparente: è la calma che accompagna la consapevolezza della fine della sofferenza. Lars Von Trier ci guida nel processo di elaborazione dei pensieri dei personaggi permettendoci di immergerci fotogramma dopo fotogramma nel loro stato d’animo. L’accuratezza del dettaglio e la sensibilità con cui il regista trasmette le sensazioni di disperazione testimoniano la sua esperienza diretta della malattia . APPROFONDIMENTO Soffrire di depressione è come sentire che il mondo ci sta cadendo addosso . Da molti è descritto come un dolore costante , che non dà tregua al quale si pensa non vi sia soluzione se non la fine della vita. Se almeno una volta nell’esistenza di ognuno passa per la mente la domanda “come sarebbe farla finita?”, per la persona con depressione è un pensiero costante, l’unica risposta alla perdita di ogni speranza , al senso di profonda incapacità di migliora re la propria condizione, all’ impotenza . Questo modo di vedere se stessi, gli altri e il mondo intorno, deriva in parte dalla genetica, dalle esperienze che una persona fa e da squilibri neurochimici di sostanze contenute a livello cerebrale chiamate neurotrasmettitori quali la serotonina e la noradrenalina . Esistono ormai numerose evidenze scientifiche dell’efficacia della terapia farmacologica e psicologica nel risolvere stati depressivi acuti e prevenire possibili ricadute. CURIOSITÀ Il termine “ melancolia ” deriva dal greco μέλας, " nero ", e χολή, " bile ". Ippocrate , nel V secolo a.C. teorizzò che la salute dell’organismo derivasse dall’ equilibrio di quattro sostanze, tra le quali la bile nera , (non a caso associata alla terra ed alle stagioni invernali). Una predominanza di una di queste , sempre secondo la teoria umorale , avrebbe invece portato ad una malattia . “L'unica cosa che so è che la vita sulla Terra è cattiva!”
- IL SISTEMA PERIODICO - PRIMO LEVI
Titolo originale : Il sistema periodico Autore : Primo Levi 1ª ed. originale : 1975 Genere : Biografia Trama : Primo Levi racconta la sua vita attraverso alcuni aneddoti che lega logicamente a 21 elementi della tavola periodica i quali vanno a costituire i capitoli del libro. L’opera biografica di Levi, così come “Se questo è un uomo”, è caratterizzata dalla peculiare capacità dell’autore di separarsi dall’uomo emotivo, limbico , per raccontare gli eventi seguendo un’ottica più oggettiva e razionale possibile, tipica dell’uomo di scienza . La sua predisposizione alla ricerca curiosa ed all’osservazione dei fenomeni è già evidente nella sua prima infanzia, come narrato nei primi capitoli “Argon” e “Idrogeno”. Levi analizza la “natura” dei suoi familiari e la paragona ai “gas nobili, inerti e rari”. Evidenzia in loro, attraverso poche righe e senza nemmeno esplicitarli, fenomeni tipici delle minoranze etniche: l’esclusione subita e l’autoesclusione. La narrazione si astiene dal giudicare gli eventi, li descrive in base a come l’autore li ha vissuti, attraverso l’ osservazione partecipata dei loro comportamenti. Similmente a quello che cerca fare Levi nella sua opera, la scienza ricerca l’origine dei fenomeni osservandoli direttamente senza esprimere giudizi morali sugli stessi. Isolando alcune variabili per cercare di ridurre al minimo gli errori, la ricerca scientifica non è uno strumento per definire ciò che è giusto e ciò che non lo è ma ciò che ci avvicina di più alla conoscenza ed alla comprensione del mondo . Il mezzo principale della scienza è il metodo sperimentale . In questo modus operandi per Primo Levi sta la nobiltà dell’uomo : “I ncominciammo a studiare fisica insieme, e Sandro fu stupito quando cercai di spiegargli alcune delle idee che a quel tempo confusamente coltivavo. Che la nobiltà dell’Uomo, acquisita in cento secoli di prove e di errori, era consistita nel farsi signore della materia, e che io mi ero iscritto a Chimica perché a questa nobiltà mi volevo mantenere fedele. Che vincere la materia è comprenderla, e comprendere la materia è necessario per comprendere l’universo e noi stessi. ” Ciò che traspare dalle righe di Primo Levi è che a suo giudizio la conoscenza è una delle difese più potenti che l’essere umano abbia per evitare alcune catastrofi. Affinché le stragi del passato non si ripetano uguali, è importante sapere quali condizioni le hanno generate in modo da poterle arginare. “ Non percepiva come un’ingominia che ad un uomo pensante venisse chiesto di credere senza pensare? Non provava ribrezzo per tutti i dogmi, per tutte le affermazioni non dimostrate, per tutti gli imperativi? Lo provava: ed allora, come poteva non sentire nel nostro studio una dignità e una maestà nuove, come poteva ignorare che la chimica e la fisica di cui ci nutrivamo, oltre che alimenti di per sè vitali, erano l’antidoto al fascismo che io e lui cercavamo, perché erano chiare e distinte e ad ogni passo verificabili, e non tessuti di menzogne e di vanità, come la radio e i giornali? ” Sistema limbico: per sistema limbico si intende quella porzione di encefalo deputata alla regolazione funzionamento metabolico ed emotivo. Le strutture che lo compongono sono le prime ad essersi sviluppate nell'uomo nel corso della sua evoluzione. Blausen.com staff (2014). " Medical gallery of Blausen Medical 2014 ". WikiJournal of Medicine 1 (2). DOI : 10.15347/wjm/2014.010 . ISSN 2002-4436 . Osservazione partecipante: termine derivato dalle teorie di ricerca antropologica formulate da Malinowski. Secondo lo studioso, per poter osservare e cogliere l'essenza di un popolo per poi poterne riportare gli usi, le credenze, la struttura, l'antropologo deve permanere in quel contesto per un tempo prolungato (superiore ad un anno) ed interagire con esso. Il termine "partecipante" fa proprio riferimento alla posizione del ricercatore che "partecipa" alla vita sociale del gruppo che intende studiare.
- PSICOTERAPIA GRATIS? GRAZIE AD ENPAP È POSSIBILE
Per usufruire del servizio basta seguire 3 semplici passi: Compilare sul sito https://viveremeglio.enpap.it/ il questionario proposto Scaricare il voucher al termine dello stesso Scegliere e chiamare il professionista entro 3 giorni Il voucher infatti ha una durata limitata nel tempo di validità (3 giorni appunto), per consentire un accesso rapido alle persone che ne hanno più bisogno e non bloccare l'agenda dello psicologo. Vi aspetto.
- Istruzioni per rendersi infelici, un libro di auto aiuto per diventare sempre più tristi
Titolo: Istruzioni per rendersi infelici Autore: Paul Watzlawick Casa editrice: Feltrinelli Anno: 1984 Pagine: 138 “Parliamoci chiaro: cosa e dove saremmo senza la nostra infelicità? Essa ci è, nel vero senso della parola, dolorosamente necessaria.” Istruzioni per rendersi infelici è un breve volume che introduce in chiave ironica al lettore i principali errori di ragionamento responsabili della nostra… Infelicità. Ebbene sì, avete letto bene. Questo libro è un vero e proprio manuale di autoaiuto per persone che vogliono essere infelici; laddove vi è una spasmodica ricerca della felicità ad ogni costo, l’autore decide di ribaltare la prospettiva e fornire istruzioni pratiche per rendersi sempre più scontenti del mondo e del modo in cui viviamo. Il narratore accompagna fra le principali distorsioni cognitive responsabili della nostra infelicità: l’esaltazione di un passato considerato idilliaco, la lettura della mente, le profezie che si auto avverano e molte altre. Utilizzando la prima persona plurale sembra che voglia condividere il percorso di decrescita personale con il lettore e motivarlo all’azione; in tal senso fornisce anche dei veri e propri esercizi comportamentali come ad esempio una meditazione guidata per percepire le proprie scarpe come scomodissime o percepire elementi dell’ambiente come segni di un imminente infarto. Il linguaggio utilizzato è informale; il testo scorre in modo fluido. Sono presenti numerosi rimandi alla letteratura contemporanea e non, al cinema e all’arte. Ogni capitolo, in totale diciassette, descrive un processo di pensiero comune nelle persone evidenziandone i punti critici. La teoria cognitiva secondo la quale è il pensiero ad influenzare in nostro vissuto emotivo sembra fare da sfondo alla narrazione; in questa cornice, Istruzioni per rendersi infelici si configura come un viaggio tra pensieri ricorsivi e poco utili alla nostra realizzazione personale e che possono mantenere o alimentare la nostra infelicità. Facendolo attraverso l’umorismo, l’autore permette di identificarsi con il narratore abbassando le sue difese e lasciandosi scappare, insieme ad una risata, un “è vero, sono proprio io”. Il libro è rivolto a chiunque sia interessato ad approfondire quelli che di fatto, sono i meccanismi che mantengono la persona infelice e si propone di accrescere nel lettore la consapevolezza che a volte è la ricerca della felicità a tutti i costi a determinare uno stato di costante insoddisfazione. L’autore del saggio è Paul Watzlawick, filosofo, sociologo e psicologo austriaco; egli è stato uno dei maggiori esponenti della scuola di Palo Alto, famoso istituto di ricerca sulla terapia psicologica situato in California. Esperto della comunicazione, ha lavorato con Bateson ed insegnato nel dipartimento di psichiatria dell’Università di Standford.
- Ciclotimia (disturbo ciclotimico): cause, sintomi e cura
Qual è il significato di ciclotimia? Che cos’è un disturbo ciclotimico e che cosa comporta? È possibile guarire? Queste sono solo alcune delle domande che potresti esserti fatto se hai ricevuto una diagnosi di “Disturbo Ciclotimico”. In questo articolo cercherò di rispondere ad alcuni dei tuoi interrogativi. Ciclotimia sintomi La ciclotimia è caratterizzata da improvvisi cambiamenti nell’umore. Le persone che soffrono di un disturbo ciclotimico riportano un repentino alternarsi di periodi in cui si sentono particolarmente attive a periodi in cui si sentono depresse. Dall’adolescenza in poi sentono di non aver vissuto lunghi periodi in cui percepivano un equilibrio tra buon umore, eccitazione e pessimismo, disinteresse. Se soffri di un disturbo ciclotimico, nei momenti di umore euforico potresti essere molto ottimista, parlare con chiunque, irritarti per il comportamento altrui, lasciarti distrarre spesso, impiegare il tempo in molte più attività del solito, agire impulsivamente e con disinibizione. Nei periodi depressivi potresti invece provare tristezza ed un forte senso di inadeguatezza, sentire il bisogno di piangere frequentemente e di stare in solitudine; potresti non avere più interesse nel fare le cose e dormire molte più ore del solito. Anche in questa fase potresti sentirti irritabile, facilmente suscettibile e sensibile, rimproverarti molte cose e rimuginare spesso sui tuoi problemi. Questi rapidi cambiamenti possono spaventarti e preoccupare i tuoi famigliari o crearti problemi sul lavoro. Il manuale diagnostico e statistico per i disturbi mentali (American Psychiatric Association, 2013) inserisce il disturbo ciclotimico nella sezione del disturbi bipolari e disturbi correlati. La differenza tra disturbo ciclotimico e disturbo bipolare è che le alterazioni dell’umore riportate dalla persona con ciclotimia devono essere presenti per almeno due anni ed i sintomi sono più lievi e meno invalidanti rispetto a quelli di una persona con diagnosi di disturbo bipolare. Ciclotimia cause L' origine dei disturbi ciclotimici è da attribuirsi a diversi fattori tra cui la genetica, la biologia e fattori ambientali. Genetica: se in famiglia hai qualcuno che ha sofferto di un disturbo depressivo, bipolare o ciclotimico è più probabile che anche tu possa presentare lo stesso disturbo. Non è stato individuato un gene responsabile del disturbo ma si pensa che siano molteplici geni e fattori ambientali che interagendo danno origine ai suoi sintomi (Van Meter et al., 2012). Biologia: gli sbalzi d'umore sono dovuti ad un’eccessiva o ridotta produzione di alcuni prodotti chimici presenti nel cervello chiamati neurotrasmettitori e ad alterazioni congenite nella forma dei recettori che ricevono queste sostanze. I neurotrasmettitori, se prodotti in eccesso o in piccole quantità, non permettono ai neuroni di comunicare tra loro in modo adeguato e danno origine a numerosi sintomi tra i quali agitazione, autostima elevata, sensazioni di estremo benessere ma anche, umore basso e scarsa concentrazione. Ambiente: le caratteristiche genetiche e biologiche ti rendono più vulnerabile all’insorgere di un disturbo ciclotimico; ciò significa che eventi di vita stressanti possono contribuire a renderlo manifesto ad un certo punto della tua vita. Per questa ragione si dice che le cause scatenanti il disturbo ciclotimico sono di tipo ambientale (Miklowitz, 2008). La maggior parte delle persone con diagnosi di disturbo ciclotimico riportano l’adolescenza come età di insorgenza dei primi sintomi (American Psychiatric Association, 2013). Avendo un esordio così precoce ed un decorso cronico, potresti confondere alcuni sintomi con tratti della tua persona. Non si può tuttavia parlare di “personalità ciclotimica” poiché, come precedentemente illustrato, il disturbo deriva da alterazioni genetiche e non dal tuo temperamento. Certo è che alcuni tuoi comportamenti possono influenzare però il decorso della malattia. Il mantenersi nel tempo del disturbo è infatti condizionato dal tuo stile di vita. Stress, mancanza di sonno, cattiva alimentazione, uso di droghe ed alcol possono peggiorare i sintomi e la qualità della tua vita. Ma si può guarire dalla ciclotimia? Ciclotimia cura Come accade per le persone con il diabete, dovrai seguire un trattamento farmacologico apposito e modificare alcune tue abitudini per tenere sotto controllo i sintomi. La terapia farmacologica per la ciclotimia prevede l’impiego di farmaci stabilizzatori dell’umore che dovrebbero aiutarti a rientrare dallo stato di alterazione emotiva in cui sei, ritardare una successiva manifestazione dei sintomi o ridurne l’impatto sul tuo quotidiano se si ripresentano. Il litio è impiegato spesso per il trattamento dei disturbi bipolari; se la tua terapia lo prevede, dovrai recarti a regolari prelievi ematici per controllarne il dosaggio. Questo serve a garantirti la migliore efficacia e minori effetti collaterali. In aggiunta alla terapia con stabilizzatori, possono essere prescritte altre tipologie di farmaci quali antidepressivi e/o antipsicotici (Stahl, 2014; Fava et al., 2013; Miklowitz, 2008). Nella ciclotimia è poi fondamentale mantenere abitudini di vita sane ed il più possibile regolari. Il mantenimento di ritmi sonno-veglia costanti si è rivelato essere molto importante per mantenere l’umore stabile. Anche se le cause primarie dei disturbi ciclotimici non sono psicologiche, la psicoterapia potrebbe esserti molto utile per comprendere meglio la diagnosi e distinguere, ad esempio, tra quelle che sono le tue caratteristiche di personalità e quelli che invece sono sintomi della ciclotimia. Riconoscendo ciò che ti mette più a rischio e che contribuisce a mantenere l’instabilità dell’umore potrai imparare a gestirlo anche in autonomia. All’interno di un percorso psicoterapeutico potresti modificare quelle abitudini di vita dannose che fanno sì che i tuoi sintomi peggiorino, sviluppando nuove strategie per fronteggiare lo stress e migliorare le tue relazioni. La terapia cognitivo comportamentale può aiutarti a riconoscere e modificare alcuni eventi critici e pensieri che ti ostacolano nel quotidiano e nella gestione della malattia. È molto comune che le persone con disturbi bipolari e/o correlati abbandonino la terapia farmacologica non appena si sentono meglio o sono in una fase di euforia. L’improvvisa interruzione del farmaco crea un forte scompenso nella comunicazione neurotrasmettitoriale che consegue in una comparsa di sintomi invalidanti. Attraverso la psicoeducazione, arriverai ad una maggiore consapevolezza del disturbo. Questa comprensione migliora il decorso dei sintomi maniacali, inoltre, promuovendo nelle persone una maggior aderenza alla terapia farmacologica riduce in gravità e frequenza le possibili ricadute. Un approccio di terapia interpersonale basato sui ritmi sociali può aumentare le fasi di stabilità del tuo umore monitorando e regolando i tuoi cicli sonno-veglia e le attività quotidiane (Fava et al., 2013; Miklowitz, 2008). Questa tipologia di intervento ti aiuterà a gestire i periodi depressivi permettendoti di identificare i segnali che ne precedono l’esordio e di regolare le tue abitudini di conseguenza. La collaborazione tra professionisti della salute, familiari e paziente è un aspetto imprescindibile della cura insieme ad una corretta assunzione della terapia farmacologica e a stili di vita sani. I tuoi parenti potranno aiutarti a gestire la terapia nei momenti in cui penserai di non averne bisogno, ti aiuteranno a riconoscere questi pensieri come tipici del disturbo ciclotimico e potrebbero motivarti nel percorso. Una maggior conoscenza della ciclotimia da parte delle persone che vivono con te potrebbe aiutarle a gestire vissuti negativi di tensione e disorientamento migliorando il loro modo di relazionarsi a te. Bibliografia American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (DSM-5®). American Psychiatric Pub. Fava,G., Grandi, S., & Rafanelli, C. (2013). Terapia psicologica. Centro Scientifico Editore. Miklowitz, D. (2005). Il disturbo bipolare. Una guida per la sopravvivenza. Fioriti. Stahl, S. (2014). Psicofarmacologia essenziale. Basi neuroscientifiche e applicazioni pratiche. Centro Scientifico Editore. Van Meter, A. R., Youngstrom, E. A., & Findling, R. L. (2012). Cyclothymic disorder: a critical review. Clinical Psychology Review, 32(4), 229-243. #ciclotimica #disturbiciclotimici #personalitàciclotimica #guariredallaciclotimia #ciclotimia #terapia #ciclotimiasignificato #ciclotimiadefinizione








