FAVOLACCE - LA PENTOLA D'ORO INTERIORE, la psicologia al cinema
- Sara Baraccani

- 8 mag
- Tempo di lettura: 3 min

Titolo: Favolacce
Anno: 2020
Regia: Damiano e Fabio D’Innocenzo
Tipologia: Drammatico
Trama: il film intreccia le storie di quattro famiglie della periferia romana. Ognuna di queste ha uno o più figli che frequentano la stessa scuola e tutte cercano di educare i ragazzi nel modo che ritengono più consono. A tre di queste famiglie sembra però mancare qualcosa che possa permettere loro di vivere un lieto fine, un finale da favola.
Analizzare metafore e favole appartenenti ad una determinata società costituisce un buon modo per conoscerla e comprenderne i valori e le leggi morali.
In particolare, le favole si differenziano da altre forme narrative per la loro brevità e per l’obiettivo che si pongono: trasmettere un insegnamento attraverso l’immedesimazione del lettore con i personaggi.
Sembra che gli autori di Favolacce abbiano deciso di comunicarci qualcosa. Cosa?
Inoltre, una favola ha sempre un lieto fine? Se la risposta è “no”, come si chiamerebbe una favola dal finale drammatico?
Tre su quattro di quelle raccontate dai fratelli D’Innocenzo sono “favolacce”, racconti dalla chiusura amara; sono le storie di Vilma, dei Rosa e dei Placido, famiglie dello stesso quartiere e vicini di casa.
Sul finire del film, infatti, i loro figli decidono di togliersi la vita. Compiono il gesto estremo lo stesso giorno alla medesima ora, facendo intuire un avvenuto accordo tra loro.
Solo una delle quattro vite narrate non ha un finale catastrofico: quella di Amelio e del figlio Geremia, l’unico ragazzo che sopravvive.
Perché Geremia è l'unico che non si uccide/non riesce ad uccidersi?
Attraverso l’osservazione ed il paragone tra questa e le altre tre storie avviene il processo di apprendimento e si comprende cosa è possibile che abbia fatto sì che il giovane Geremia sopravvivesse.
Volendo analizzare il tutto in maniera metodica, si può dire che i ragazzi che si tolgono la vita vivono le stesse influenze esterne: hanno in comune l’ambiente in cui vivono (la periferia di Roma), l’educazione scolastica (frequentano la stessa classe) e le condizioni economiche del nucleo familiare (sono vicini e vivono nella stessa tipologia di casa).
Le tre famiglie di questi giovani hanno inoltre tutte uno stile genitoriale distaccato, poco attento ai sentimenti ed ai bisogni dei bambini e maggiormente caratterizzato da rapporti conflittuali e centrato su competizioni superficiali e d’apparenza tra vicini di casa.
Geremia frequenta la stessa scuola degli altri e vive in un contesto più povero del loro ma dal solo punto di vista economico: il padre Amelio è molto attento ai bisogni emotivi del figlio. Nonostante abbia poche risorse, cerca di dimostrargli il suo amore come può, riempiendo la sua pentola d’oro interiore.
Le attenzioni che dedica al figlio gli permettono di intuirne lo stato d’animo e di proteggerlo. Senza troppe spiegazioni, capisce che il ragazzo ha bisogno di essere momentaneamente controllato, che necessita di vicinanza fisica e di cambiare aria. Amelio decide quindi di trasferirsi e di tenerlo temporaneamente più vicino a sé.
APPROFONDIMENTO (la psicologia al cinema)
Le esperienze infantili sono di cruciale importanza per lo sviluppo della persona. Il riconoscimento ed il rispecchiamento dei bisogni emotivi e fisici del bambino gli permette di sviluppare un attaccamento sicuro verso i genitori. Questo, in età adulta, si tradurrà nella capacità di stabilire relazioni con gli altri sane, caratterizzate dalla fiducia e dal rispetto per l’altro.
Alla base di questa costruzione c’è una forte empatia del genitore per le necessità del figlio ed una buona capacità di regolazione delle emozioni.
Ogni volta che i sentimenti del bambino vengono riconosciuti, il genitore aggiunge qualche pepita alla pentola d’oro interiore del bambino.
Viceversa, quando un genitore ignora il figlio e non risponde alle sue esigenze gli sta comunicando qualcosa di terrificante per un qualsiasi essere umano: mi sei indifferente e/o non sei degno d’amore.
Un bambino non visto potrebbe pensare che la sua vita non è degna di essere vissuta in quanto a nessuno interessa di lui.
CURIOSITÀ
Nel medioevo, per “favola” si intendeva un giuramento stretto tra vicini per regolarne i rapporti (una specie di antico regolamento condominiale). Che sia un caso che le famiglie dei ragazzini suicidi fossero tutte vicine di casa?




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